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Industria Acqua Siracusana

Industria Acqua Siracusana
  1. 1971

    Il Progetto Speciale n.2 della Cassa per il Mezzogiorno​

    Nel 1971 il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) intende porre in modo nuovo l’intervento pubblico approvando il Progetto Speciale N° 2 “Infrastrutture per lo sviluppo della Sicilia Sud – Orientale”. Obiettivo del Progetto Speciale era “la definizione e la realizzazione delle infrastrutture in relazione alle necessità di programmare lo sviluppo industriale in modo tale da promuovere, al tempo stesso, il rapido ed elevato progresso civile e sociale della popolazione della Sicilia Sud – Orientale”. Progetto ambizioso che si scontrò con la crisi petrolifera degli anni successivi.

    Industria Acqua Siracusana, 1971
  2. 1977​

    Il programma CIPE

    La necessità di difendere i livelli occupazionali raggiunti ed il riequilibrio del territorio nella Sicilia sudorientale inducono il CIPE ad approvare il 21 maggio 1977 il “Programma quinquennale per il Mezzogiorno e direttive di attuazione” con il quale si ribadisce la validità del Progetto Speciale N° 2 (P.S. 2/SR- 2009/1 e 2009/4).
    Nell’ambito di tale Progetto è prevista la realizzazione di un grande Impianto biologico a Priolo Gargallo per la difesa del territorio dell’area industriale siracusana.
    Anche la disciplina organica in materia di tutela della risorsa idrica viene approvata dal Parlamento con la legge n. 319/1976, la cosiddetta Legge Merli, che pone dei limiti alla concentrazione di inquinanti nello scarico delle acque.
    Nello stesso periodo si avvertono segnali, come la moria di pesci nella rada di Augusta e l’abbassamento della falda idrica, che mettono in allarme cittadini ed amministratori.
    Le indagini, condotte dal pretore di Augusta Antonino Condorelli, ed i successivi procedimenti penali a carico di amministratori pubblici, di presidenti di società e di direttori degli stabilimenti industriali per emissioni aeree inquinanti e scarichi di reflui non a norma nella rada, portano all’attenzione nazionale il “caso Augusta”.
    Anche la Capitaneria di Porto di Augusta emana una ordinanza per vietare la pesca nel porto megarese.
    Diventa quindi urgente, per la sopravvivenza del polo petrolchimico siracusano, individuare l’area dove costruire il depuratore ed iniziare i lavori.

  3. 1979​

    Inizia la costruzione del Depuratore Biologico Consortile

    La costruzione dell’Impianto viene affidata al raggruppamento Cidonio-Secit.
    I lavori iniziano nel 1979 nei pressi della penisola Magnisi in un’area occupata da una vecchia salina in disuso. Si procede anche alla bonifica delle aree adiacenti per eventuali estensioni dell’impianto.
    Inizia così la costruzione delle varie sezioni dell’impianto e delle vasche che dovranno contenere i reflui da trattare.
    In parallelo all’impianto si realizzano anche due grandi vasche fuori terra per lo stoccaggio dei fanghi di produzione corrente.
    Si procede anche alla realizzazione del Collettore Consortile, una tubazione di circa 24 chilometri in vetroresina, che raccoglierà le acque reflue dei vari stabilimenti. In una prima fase sarà operativo il collettore nord. Dopo entrerà in funzione anche quello sud che raccoglierà i reflui della zona di Targia, alla periferia di Siracusa, e di Città Giardino, con due stazioni di rilancio. Lungo il collettore sono previsti anche dei torrini piezometrici per superare i dislivelli del tracciato.
    Contemporaneamente si progettano e realizzano le reti fognarie per convogliare i reflui dalle varie industrie al costruendo collettore.
    Il progetto della “Cassa” prevede anche lo scarico finale delle acque trattate al largo della penisola Magnisi con una tubazione sottomarina in vetroresina lunga circa 1,6 km ed un diffusore terminale collocato a 35 metri di profondità. Ciò favorisce la dispersione e la diffusione delle acque di scarico al largo della penisola Magnisi in quanto la zona è interessata da correnti marine assai attive parallelamente alla costa.

  4. 1982​

    Messa in marcia dell’Impianto Biologico​

    Finita la costruzione, costata 25 miliardi di lire, le prime acque reflue arrivano nell’impianto biologico nell’agosto del 1982. Si effettuano le prove di tenuta delle vasche e si testano i macchinari che dovranno alimentare il processo di depurazione. Il personale della sala controllo è in forza al raggruppamento Cidonio – Secit in quanto il contratto di appalto prevede l’onere della gestione dell’impianto per dodici mesi, più eventuali altri dodici, oltre alla responsabilità giuridica della funzionalità chimica e meccanica del depuratore consortile.
    Nel n. 18/2005 del periodico aziendale “IAS SpA INDUSTRIA E AMBIENTE.1” vengono così ricordati i momenti dell’avvio della fase di ossidazione: “Settembre 1982: le coclee del primo sollevamento sono controllate a vista giorno e notte dal personale del raggruppamento Cidonio – Secit. Da circa un mese le acque reflue della Montedison confluiscono all’Impianto Biologico realizzato dalla Cassa per il Mezzogiorno nel Comune di Priolo Gargallo. E un momento delicato. La verifica riguarda sia la tenuta delle vasche che l’efficienza delle macchine. L’impianto e in rodaggio ed il personale che ha realizzato l’opera controlla le varie sezioni del depuratore. Nella sezione ossidativa si e da poco innescato il processo di trattamento con fanghi attivi prelevati a Gela ed immessi nelle enormi vasche di ossidazione”.
    Saranno mesi di tensione e di continui controlli per fare fronte a problemi tecnici di aerazione di alcune sezioni, oltre a verificare la crescita e la formazione dei microorganismi necessari al processo di abbattimento degli inquinanti, come previsto dalla Legge n. 319/1976.
    Va inoltre ricordato che la disposizione legislativa dell’art. 139 del T. U. delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno (D.P.R. 6 marzo 1978, N°. 218) stabilisce che: “Tutte le opere realizzate e collaudate dalla Cassa per il Mezzogiorno sono trasferite entro il termine di sei mesi dal loro collaudo, con i criteri e le modalita indicate dal Comitato dei rappresentanti delle Regioni meridionali di cui all’art. 8, alle Regioni che provvederanno al conseguente eventuale passaggio agli enti locali e agli altri enti destinatari, tenuti per legge ad assumerne la gestione. La Cassa per il Mezzogiorno e autorizzata per non oltre un quadriennio dalla data di trasferimento a fornire assistenza tecnica e contributi finanziari per la manutenzione e gestione delle opere anzidette, sulla base dei criteri indicati dal comitato di cui all’art.8”.
    Nel novembre del 1982 la gestione dell’impianto passa dalla Secit all’A.S.I. (Area Sviluppo Industriale) di Siracusa che organizzerà e gestirà in proprio il depuratore. Da parte sua la Secit si obbliga a collaborare nella gestione dell’opera fino alla data dell’8/8/1984 e a tenere sul posto un direttore di gestione e tre persone per occuparsi del laboratorio e della manutenzione.

    Industria Acqua Siracusana, 1982​
  5. 1983​

    Nasce l’I.A.S. S.p.A. ​

    Il 14 gennaio 1983, nei locali del Consorzio ASI di Siracusa, alla presenza di un notaio, con atto di costituzione di società per azioni, ricevuta dal notaio il 10 gennaio 1983, i signori Placido Santanello, Enzo Terranova, Elio Rossitto, Michele Cortese, Silvio Nicastro, Benedetto Brancati, Angelo Pandolfini, Gianrico Bossi, Mario Mantineo e Ugo Colajanni vengono nominati membri del Consiglio di Amministrazione della costituita società, denominata “I.A.S. – Industria Acqua Siracusana S.p.A”. Essi dichiarano di accettare la carica ed eleggono all’unanimità come proprio Presidente il signor Placido Santanello. Si procede anche alla nomina di Marika Cirone Di Marco al posto di Salvatore Magro che non ha accettato la carica. Secondo statuto l’IAS ha per oggetto della sua attività:

    • Il trattamento chimico fisico e biologico delle acque di scarico reflue civili ed industriali al fine di renderle innocue all’ ambiente secondo le normative vigenti.

    • Lo smaltimento dei fanghi conseguenti al trattamento delle acque reflue.

    • Lo smaltimento e la riutilizzazione delle acque reflue depurate.

    • La gestione di impianti idrici per l’approvvigionamento e la distribuzione di acque civili ed industriali.

    • L’esecuzione di opere di integrazione, modifica e completamento necessarie per il miglioramento degli impianti esistenti, nonche impianti di trattamento di rifiuti solidi.

    Nasce così l’IAS S.p.A. Ne fanno parte enti pubblici ed aziende private con la seguente suddivisione del capitale sociale: il Consorzio ASI di Siracusa (72,5 %), il Comune di Melilli (7,5%), Montedison (10%) e Fertimont (10%). Il 18 luglio dello stesso anno la CASMEZ autorizza il raggruppamento Cidonio – Secit ad avvalersi della società IAS SpA nella gestione del depuratore, utilizzando il personale assunto dall’IAS nella primavera dello stesso anno. Valore degli impianti in affidamento all’IAS: 20 miliardi di lire. Negli anni a seguire lo statuto subirà diverse modifiche, come nel numero dei componenti il Consiglio di Amministrazione, nella ripartizione delle quote azionarie in seguito all’adesione di nuovi soci, nei poteri assegnati ai procuratori, nella durata della Società ed altro.
  6. 1984​

    Il 10 marzo l’inaugurazione​

    Il 10 marzo 1984, viene ufficialmente inaugurato l’Impianto Biologico Consortile. Sono presenti il Presidente della Regione Sicilia on. Santi Nicita, il sindaco di Priolo Gargallo Enzo Radino, l’ing. Antonio Bossola responsabile del Progetto Speciale n° 2 della CASMEZ, il Presidente dell’IAS Placido Santanello, deputati regionali e nazionali ed i rappresentanti degli stabilimenti industriali.
    Nel suo libro “Sul filo dei ricordi” l’on. Santi Nicita ricorda il momento dell’inaugurazione dell’impianto biologico, avvenuta quasi a ridosso della sua elezione a Presidente della Regione Sicilia. In particolare, cita l’enorme quantità di reflui industriali prodotti a partire dal 1956. “Si era arrivati a circa 25 milioni di metri cubi l’anno che venivano sversati nella rada di Augusta. La diga foranea ne delimitava le acque, impedendone il ricambio con il mare aperto”. Gli interventi della magistratura e l’allarme sociale dovuto alla moria di pesci nella zona portuale portano a concludere che, sia a livello istituzionale che da parte della CASMEZ, “vi fu una generale presa di coscienza del gravissimo problema ambientale e l’obbligo di farvi fronte. Con un’azione sinergica provinciale, regionale e della Cassa per il Mezzogiorno nell’ambito del Progetto Speciale 2, il problema fu posto all’ordine del giorno con precedenza assoluta. In occasione della definizione della programmazione nazionale sulla chimica fu deciso che la “Cassa” avrebbe realizzato un impianto di depurazione consortile con finanziamento interamente pubblico, con l’obbligo, per i privati, di convogliarvi i reflui e sostenerne i costi di gestione. La “Cassa”, d’intesa col Consorzio Asi di Siracusa, ne individuo la localizzazione e predispose il relativo progetto. Segui l’espropriazione delle aree e l’indizione dell’appalto concorso.”
    I tempi di realizzo dell’opera, previsti in tre anni, sono rispettati. La stampa regionale e la Rai diedero ampio risalto all’avvenimento evidenziando il contributo che l’impianto darà a un’area interessata da gravi problemi ambientali, consentendo alla rada di Augusta di potersi rigenerare non ricevendo più gli scarichi industriali.
    Nello stesso anno, nell’ambito delle “Opere per il disinquinamento della rada di Augusta”, progetto speciale N° 2 (SR 2009/1), la società Dagh Watson SpA presenta i risultati di un esame preliminare dei dati raccolti nel corso delle prime due campagne oceanografiche (marzo-giugno 1984) condotte nel tratto di mare tra Augusta e Siracusa. Si rileva che l’area è stata sottoposta a forti e prolungati fenomeni di inquinamento. “Di cio sono testimoni le biomasse assai povere dei fondali e la presenza di metalli pesanti nei sedimenti. Allo stato attuale pero la qualita complessiva delle acque non sembra essere particolarmente degradata potendosi classificare come quella tipica di acque costiere prospicienti coste urbanizzate/o industrializzate.” Il rapporto conclude che “ogni ulteriore immissione in mare deve essere attentamente valutata se non si vuole fare precipitare la situazione.”

    Industria Acqua Siracusana, 1984​

L’archivio